Abbracci | come sei messo a coccole?

Uno degli abbracci più freddi che riesca a ricordare.

Non ho un grande rapporto con gli abbracci. Ci penso ogni volta che ascolto One More Time:
“Come eri messo a coccole?”
Domanda di riserva.


La spiaggia è incantevole. Una stella marina enorme, altro che sporca. Ao Lom Beach è bellissima.

Cammino con il cellulare in mano. La spiaggia è quasi deserta.

Testa allungata, capelli scuri, carnagione scura, filiforme. Sdraiata su un lettino in legno, Kindle in mano.

“È lei.”

Torno indietro.

“Non ci posso credere. Che ci fa qui?”

Finisco di scrivere quello che stavo scrivendo. Poi decido di andare.
Mi fermo di nuovo.
Poi riparto.

Mentre mi avvicino ne sono sempre più sicuro. È lei.

“Hi Teresa, how are you doing?”


Ci siamo sentiti poco negli ultimi giorni. Lei incasinata col lavoro, qualche pensiero — non so. Mi aveva detto che aveva bisogno di stare tranquilla.

Ci sta.

Ma non mi aspettavo di vederla qui, in questa spiaggia quasi deserta, pure recensita male su Google.


“L’ho scoperta ieri. Mi piace molto. Volevo fare un ultimo bagno prima di ripartire. Domani alle nove ho la barca.”

Strana situazione. Non ricordavo partisse già domani.

Le dico che non ricordavo fosse già in partenza.
Che stamattina le avevo parlato di Ko Kham, un’isoletta qui vicino.
Che non lo avrei fatto così, se lo avessi saputo.

Parliamo qualche minuto.
O forse meno.
O forse di più.

Non saprei dirlo.


“I let you be.”

La saluto così. Non so nemmeno se sia inglese corretto. È un misto tra i Beatles e ti lascio stare.

Ci abbracciamo.

Freddo. Impersonale.

Me ne vado.


Sul motorino non riesco a non pensare.
Faccio un giro.

Passo da Odd, il monaco, ma sta officiando qualcosa — non so come si chiami. Non disturbo.

Non vedo l’ora di scrivere.

I pensieri arrivano veloci.

“Abbiamo condiviso tanto. Non mi avrebbe neanche salutato? Ho sbagliato qualcosa? Non le sarà piaciuto qualcosa che ho detto, scritto…”

Poi arriva una voce, silenziosa:

let it be.

Pensa a ciò che è di tua responsabilità.
Il resto, lascialo andare.


Questo incontro mi ha fatto male.
Questa chiusura.

L’avrei voluta diversa.

Ma sto scegliendo di lasciare andare.

Scrivere queste parole è il mio modo di fare un respiro profondo.

Sono stato me stesso.
Sono stato presente.
Ho ascoltato.
Ho provato ad aiutare qualcuno in un momento non semplice.
A modo mio.
E tanto basta.


Non so se Teresa leggerà mai queste righe.
Non so se andrò mai in Portogallo.
Non so se ci rivedremo — vicino o lontano.

Ma va bene così.

Non è sempre facile chiudere le parentesi.
Almeno per me.

Queste righe sono il mio modo di farlo.


🇬🇧 Hugs | how are you with affection?

One of the coldest hugs I can remember.

I don’t have a great relationship with hugs. I think about it every time I listen to One More Time:
“How were you with affection?”
The backup question.


The beach is beautiful. A huge starfish, not dirty at all. Ao Lom Beach is stunning.

I walk with my phone in my hand. The beach is almost empty.

Long face, dark hair, tanned skin, very slim. Lying on a wooden bed, Kindle in hand.

“It’s her.”

I walk back.

“I can’t believe it. What is she doing here?”

I finish writing what I was writing. Then I decide to go.
I stop again.
Then I go.

As I get closer, I’m more and more sure.

“Hi Teresa, how are you doing?”


We hadn’t talked much in the past few days. She was busy, maybe with something on her mind. She told me she needed some space.

Fair enough.

But I didn’t expect to see her here.


“I found this place yesterday. I really like it. I wanted one last swim before leaving. My boat is tomorrow at nine.”

Strange. I didn’t remember she was leaving already.

I tell her I didn’t remember she was leaving.
That earlier that morning I had told her about Ko Kham, a small island nearby.
That I wouldn’t have done it that way if I had known.

We talk for a few minutes.
Or maybe less.
Or maybe more.

I honestly don’t know.


“I let you be.”

That’s how I say goodbye. I’m not even sure it’s correct English.

We hug.

Cold. Distant.

I leave.


On the scooter, I can’t stop thinking.

Thoughts come fast.

“We shared so much. Would she really just leave like that? Did I do something wrong?”

Then a quiet voice comes in:

let it be.

Focus on what is your responsibility.
Let the rest go.


This encounter hurt.
This ending.

I wanted it to be different.

But I’m choosing to let it go.

Writing this is my way to breathe.

I was myself.
I was present.
I listened.
I tried to help.
In my own way.
And that’s enough.


I don’t know if she’ll ever read this.
I don’t know if I’ll ever go to Portugal.
I don’t know if we’ll meet again.

But it’s okay.

It’s not always easy to close chapters.
At least not for me.

This is my way of doing it.

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