Scrollo.
Questo costa 290 euro trattabili. Anno 2017. 5 velocità, 3 inclinazioni possibili. Schermo touch screen e auricolari wireless. Alessandria.
Uhm, e come me lo porto a casa? E che cazzo vado ad Alessandria?!?
Scrollo.
E questo? Figo questo.
Che ansia devo fare in fretta, sto perdendo troppo tempo appresso a sta ricerca. Devo andare a prendere Viola a scuola, preparare il GANTT per il prossimo SAL e prendere il pane!!! Il pane è finito. Non posso perdere ancora tempo.
Sì però aspetta questo è figo. 7 velocità, 5 possibili inclinazioni, che secondo me non userò mai, che cazzo devo fare con la massima inclinazione, salire sulla luna? Vabbé, mi piace. Dove? Pra-ro-stino-no? Prarostino…e dove è Prarostino? Ma esiste o è uno scherzo? Fammi controllare.
“Googleeee”
“Ciao Sebastiano, come stai? In cosa posso esserti utile?”
“Google esiste in Piemonte un posto che si chiama Prarostino?”
“Certo, Prarostino è un Comune di si trova in provincia di Torino di 1200 abitanti a 738 m sul livello del mare.”
Uhm…dai ci sta. E ma come cazzo lo metto in macchina? Siamo sempre lì. Sto perdendo un sacco di tempo.
Vai a correre al Valentino!!! Ce l’hai sotto casa, ma perché non vai a correre libero e felice come un cane, te lo dice anche la canzone di De Gregori. Vai, vai.
E ma il tempo che mi vesto, scendo di casa, vado a piedi al Valentino, inizia a correre con quell’aria del tipo che inizia a correre perché deve rincorrere il tram…poi torni, distrutto, pieno di moscerini, appiccicoso.
No, no, meglio il tapis roulant. Comodo, a casa, come vuoi tu. In mutande, in costume, in pigiama, in tuta. Come vuoi. Spettacolo. Sì voglio un tapis roulant. Si scrive così? Fammi controllare. Sì sì, su subito scrivono così, a parte uno che ha scritto “tapì rulaaan”, tutti gli altri lo scrivono così.
Vabbé però quindi c’è il problema del trasporto. Devo cercarne uno vicino casa e capire come fare…e se provassi Amazon e se la sbatte un poveraccio col furgone, e vaffanculo. Tanto me lo porta fino alla porta di casa, spendo qualcosa in più e amen. Fino a casa, in pochissimo tempo. Figata figata. Bellissimo. Si sbattano pure tanto io pago. E quindi vada per Amazon Prime con il mio bell’ordine del mio tapis roulant. Ma adesso non riesco, poi lo cerco. Devo andare.
Lascio il PC acceso, metto qualcosa addosso…mi scappa la pipì. Non ho tempo, la faccio dopo. Devo andare sono le 4 e 20. Ho 10 minuti, poi esce Viola. Mamma mia appena mi vede e invece si aspetta all’uscita Francesca, porca vacca che ansia. Già la vedo piangere e ritorcersi su sé stessa. Le porto i biscotti al cioccolato. Me la compro. Provo a corromperla e speriamo che stia tranquilla.
Torno a casa, Viola deve guardare i cartoni, io non ho tempo. Ansia. Sono le 4 e 45 e non ho ancora fatto le slide per il SAL di domani. L’allineamento delle 17? No, vabbé sono un coglione, ho perso troppo tempo con il tapis…rulan o come cazzo si dice lui.
Ore 17, allineamento. Ore 17:30 ci sono so cosa ci devo mettere nelle slides. Copia e incolla le slide del SAL di due settimane fa. Occhio, cambia la data!!! Cambiata. Adesso? E adesso devi aggiornare il GANTT. Minchia, lavoraccio, sposto linee, segmenti, allungo frecce. Sbattone. Fatto, dai fatto. Va bene.
E adesso chi è al telefono? No, il cliente. Ok, mantieni la calma. E’ quello del chatbot dell’assistenza tecnica. Dove siamo arrivati lì? Si on time. Quindi no problem. Rispondo e capisco cosa vuole. Ma si può chiamare alle 17:55?!?! Ma non ne hanno pensieri di casa questi? Ok. Tutto ok.
“Oh ciao, sì, sì, sì, certo certo, nessun problema. Il 15? Di questo mese? Ma è tra 4 giorni?! Vabé dai ci arriviamo, chiedo ai miei di strutturare una PoC sul tema”…googlo mentre parlo con lui.
“Ok, ok, allora giorno 15 veniamo da voi e mostriamo PoC e proposta economica. Ciao, grazie!”
…minkia ma il 15 è domani praticamente. Vabbé vedo. Ci arrivo, ci arrivo. Lavoro un po’ di più e ci arrivo.
Il pane!!!
Il pane. Che ore sono? Adesso arriva Francesca con Ines. Devo avere il pane in dispensa. Non le posso dire che non ci sono arrivato perché cazzeggiavo su Subito.it per un taaa-pis rou…ge.
“Viola arrivo”.
Esco per il pane. Torno con il pane. Ore 18:15. Francesca non c’è ancora. Missione compiuta.
Non c’era il panino morbido integrale per Ines. E se non c’era non c’era. Non è possibile però che a Torino i panifici alle 18:30 non hanno più nulla nelle ceste. A Catania sfornano continuamente…minkia Catania….lascia stare, lascia stare. Stai da 20 anni a Torino e ancora Catania, Catania.
“La prossima figlia a chiami Catania” mi dice mia mamma.
Andrea mi ha proposto di scrivere un libro. Ci sto provando, lo sto scrivendo. Cioè faccio delle cose e nel frattempo, a fine giornata le metto per iscritto di getto. Non lo so come funziona. Ma intanto le scrivo. Mi piace scrivere. Minkia scrivo delle email chilometriche che alcuni mi confidano di non aprire nemmeno appena vedono il mio nome sul mittente. Per certi aspetti sta cosa mi piace. Forse sto scrivendo troppi cazzo e minkia. Vabbé ci sarà qualcuno che poi corregge, smorza, migliora, un revisore insomma. Intanto scrivo. Voglio scrivere, è troppo importante, una sorta di medicina, di medicazione per l’animo. Se scrivo, devo impiegare il tempo di farlo. Se scrivo, dedico del tempo a me stesso in qualche modo. E’ una sorta di scarica batterie su di me. Bello “scarica batterie”, mai sentito. E’ originale. No? Andiamo avanti.
Andrea ha fatto un viaggio pazzesco, ha mollato tutto ed è andato. Ma che figata. E’ un illuminato. Anche io!!! Anche io!!! Ma se oggi volevi comprare un tapis ro…nt. Come puoi pensare di andare a spasso per chilometri in mezzo alla giungla?!!? Aspetta. Ansia. Ma come ha fatto. No, no, torna in te. Non ci pensare nemmeno, troppo sbattimento. Prenditi lo stipendio, tranquillo e vai avanti. 2 figlie, una compagna precaria. Ma dove vai? Dove vai? Stai tranquillo e mettiti sul tap tap roolant, o come si chiama lui.
Però intanto è una grande figata che ho iniziato a scrivere. Ci siamo detti di scrivere sui grandi temi dell’uomo attuale, sui grandi interrogativi che dovrebbe porsi o comunque i domandoni da chiedersi per uscire da questa situa. La mia vita non è tranquilla, andiamo, lo sai. Frenetica. Esisti certo, ma non è vita questa. 9 ore in media al giorno a lavorare, un’ansia pazzesca. Sudi poi, lasciamo perdere. Pezzi infinite maglie costosissime che dopo 3 o 4 mesi devi buttare e comprarne di nuove su Amazon che così non devi nemmeno andare in giro per negozi. Tempo non ce n’è. Un doppo click e portano a casa.
Non è vita. Allora svegliati. Scrivi e grida a tutti che un modo ci sarebbe. Scrivilo intanto. Poi vediamo se ti metti a gridare che succede. Nevrotico. Pazzo. Pure, come si dice, arrogante! Che pensi che adesso lo metti per iscritto e miliardi di persone ti leggono e dicono in coro che è arrivano il salvatore dell’umanità. No, no però mi vedo già da Diego Bianchi a Propaganda Live con Andrea a fare i finti umili meravigliati per il successo del libro. Che fai un sacco lo sborrone, quando vai via rilasciando altre interviste minori.
Tutte cazzate. La storia è seria. Quasi quanto quella del tapis roulant. Stavolta l’ho pensato e scritto giusto.
Allora da dove cominciamo?
Intanto come scrivo? Cosa uso? Il PC ? Squallido, una critica al sistema, utilizzando il sistema? Chiedo a ChatGPT di scrivermelo e ho finito. Mi sono tolto sto pensiero e riprendo veloce la mia vita. Tutta facciata…no. No, no. Stavolta la cosa è seria. Urgente. Molto urgente. Scrivo con carta e penna.
La Fabriano è in grave crisi. Sarò tra i pochi a comprare carta e scriverci sù.
E la penna? Ho una penna in casa? Sono rimaste penne che scrivono? Mia mamma ne ha una vicina al telefono fisso di casa, insieme ad una agenda del ‘98. La penna scrive. L’agenda è immacolata. Continua a scrivere lì sopra, c’è ancora spazio. Serve solo per scrivere emergenze e numeri nuovi, tagliando quelli in disuso o dei morti.
Ho deciso: vado a comprare una risma di carta Fabriano. Vado in cartoleria, la tocco, la scelgo e la compro sto giro. No internet. No Amazon. No. Voglio vedere il tizio che me la prende dallo scaffale, mi sorride e mi chiede i soldi. Lo voglio.
Adesso scrivo su WhatsApp ad Andrea. Che scrivo così. Come da ragazzo. Con penna e carta.
Ah ecco, non devo dimenticare di comprare una biro. Una bella BIC.
Un dubbio dell’ultimo momento: ma mi ricordo come si scrive con la penna? Oddio. Ansia. Anche qui comincia a scendere una goccia dalle ascelle. Ma sì, sì, mancino ma con bella calligrafia. Ce la faccio.
Stavolta inizio. Inizio sicuro.
Andrea eccomi, ci siamo, ci sono. Possiamo iniziare.

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