Reggio Emilia | Sta stronza

🇮🇹

Scusa il francese, ma è proprio così: la tizia di fianco a me è un dito in culo.
E dire che la giornata era iniziata benissimo.

Ho viaggiato fino ad ora con una signora di Lauria, amabile. Davvero. Una di quelle persone che ti riconciliano con l’umanità.
In treno con lei c’erano anche una ragazza e un’altra signora, tutte di Lauria. Chiacchiere, sorrisi, racconti. Ho parlato con una podcaster, pianificato sessioni di coaching, fissato un’intervista per la settimana prossima, risentito la ragazza di ieri. Tutto bello. Magico, quasi.

Il treno è in ritardo di 85 minuti, eppure il viaggio è volato. Quando le persone ti arricchiscono, il tempo diventa leggero.

Poi… Reggio Emilia.
Le mie compagne di viaggio scendono, una dopo l’altra.
Arriva lei. Capelli neri, forse carina. Forse.

Io sto ascoltando Muschio Selvaggio, mi piace la nuova puntata. Sorrido. Quando lei si ferma davanti al mio posto, mi tolgo le cuffie e mi scosto un po’ goffamente per farla passare. Le sorrido. Lei? Niente. Neanche uno sguardo.

Poco dopo, provo ad attaccare bottone.
“Questa era Reggio Emilia?”
Lo sapevo, ma era un modo gentile per iniziare una conversazione.
“Sí”, mi dice. E torna su TikTok.

Ci riprovo.
“Tu prendi spesso questo treno?”
“Non così spesso.” E di nuovo, lo sguardo fisso sullo schermo.

Fine.
Quel “non così spesso” per me è un modo gentile per dire “fatti i cazzi tuoi”.

E vinci tu, sorella.
Ma che peccato.

Perché non volevo provarci, volevo solo condividere un frammento di umanità. In fondo siamo su un treno, seduti fianco a fianco.
Che ti costa uno scambio?

Vorrei tanto farle capire quanto si perde a essere così chiusa.
Vorrei spiegarle che non sempre un uomo ti parla per provarci. A volte, vuole solo condividere.
Vorrei dirle che parlare con chi hai accanto può arricchirti molto più di dieci scroll su TikTok.

Ma non è colpa sua. È un problema generazionale.
Lo dicevo con Cinzia proprio l’altro giorno: gli auricolari ci hanno fottuto.
Ci hanno chiusi nei nostri mondi, e non facciamo più entrare gli altri.
Ma ci perdiamo la bellezza dei sette miliardi di persone che ci circondano.

Ora che la rabbia è passata, mi resta solo tenerezza.
Perché forse lei non ha mai conosciuto quella bellezza lì. Forse è solo stanca. O ha paura. O non è il suo momento.

Arriverà, spero.

Nel frattempo, scrivo a te.
Perché tu, invece, hai avuto voglia di leggermi.
E questo, oggi, è già tantissimo.

Tu gliele faresti leggere queste righe?

🇬🇧 Reggio Emilia | That bitch

Excuse my French, but that’s exactly how I felt: the girl next to me is a pain in the ass.
And the day had started off beautifully.

I had been traveling with a lovely woman from Lauria. Truly kind. The kind of person who restores your faith in humanity.
There were two other women too, also from Lauria. We talked, shared stories, smiled. I spoke with a podcaster, planned some coaching sessions, scheduled an interview for next week, reconnected with the girl from yesterday. Everything was beautiful. Magical, even.

The train was 85 minutes late, but the ride flew by.
When people enrich you, time becomes light.

Then… Reggio Emilia.
My travel companions get off.
And she gets on. Black hair, possibly attractive. Maybe.

I’m listening to Muschio Selvaggio. I like the new episode. I smile.
She stops in front of my seat. I take off my headphones and move aside clumsily to let her in. I smile. She doesn’t even glance at me.

After a bit, I try to make conversation.
“That was Reggio Emilia, right?”
I knew it, but it was just a nice way to start talking.
“Yes,” she says, and looks back at TikTok.

I try again.
“Do you take this train often?”
“Not that often.” Back to TikTok.

And that’s it.
That “not that often” means “mind your own business”.

You win, sister.
But what a shame.

Because I wasn’t hitting on you.
I just wanted to share a moment.
We’re sitting next to each other on a train.
What would a few words cost?

I wish I could tell her how much she’s missing by being so closed off.
I wish I could say that not every man talks to you just to flirt.
That sometimes, talking to a stranger can enrich you more than ten TikTok scrolls.

But it’s not her fault. It’s generational.
I was saying this with Cinzia the other day: earbuds screwed us.
We’re all closed in our worlds, no longer letting others in.
But in doing that, we miss out on the beauty of 7 billion people around us.

Now that the anger has passed, I only feel tenderness.
Maybe she never learned that kind of beauty. Maybe she’s just tired. Or scared. Or it’s not her time yet.

It will come, I hope.

Meanwhile, I write to you.
Because you wanted to read this.
And that, today, means the world to me.

Would you show her these words?

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