🇮🇹 Siamo sovrastati dalla merda | Una riflessione con Jake La Furia
L’ha detto uno dei miei riferimenti culturali.
Sì: Jake La Furia.
Lo seguo da quando avevo sedici anni.
Gangsta rap quando non era di moda.
Cocaina, sesso, bella vita.
Oggi giudice a X-Factor.
A me è sempre piaciuto.
Se mi conosci un po’, o ti interessa un botto questa roba… oppure pensi che io sia un cretino e stai per smettere di leggere.
Aspetta.
Perché forse non conosci davvero Jake.
E magari non conosci nemmeno così bene me.
E dietro questo titolo non c’è solo click bait:
c’è sostanza.
Sto ascoltando un podcast dove Fish dei Sottotono e un altro tizio intervistano Mandelli e Jake.
Mandelli… quello dei Soliti Idioti.
Minchia boh, lo conosci.
Sarà l’età, sarà la nostalgia.
Ma scoprire cosa c’è dietro i personaggi che hanno segnato i primi Duemila… mi piace un sacco.
Molto più di quanto pensassi.
Ma torniamo al punto.
Jake dice: “Siamo sovrastati dalla merda.”
E ha ragione.
Perché?
Perché a lui il successo non è mai interessato davvero.
Ha sua moglie, i suoi figli.
Non ha problemi a lavorare.
Gli fa piacere essere riconosciuto, certo.
Ma non vive per quello.
E poi c’è la critica ai social.
Oggi sembra contino più le visioni che i contenuti.
Più i numeri che il senso.
Onesto?
Ci casco anche io.
E penso ci caschiamo in molti.
Quando lanci un progetto, i social diventano inevitabili.
E ti ritrovi a misurarti in “viralità”, non in valore.
È quasi automatico.
Jake però dice una cosa potente:
L’algoritmo non distingue la qualità.
Conta solo la quantità.
Conta che se ne parli. Punto.
E qui arriva la parte che spesso dimentichiamo.
Dovremmo giudicare meno gli altri.
Dovremmo preoccuparci meno di cosa fanno gli altri.
Meno “la società è questa, la società è quella”.
Meno lamentele.
Meno paragoni.
Dovremmo chiederci di più cosa ne pensiamo noi.
Se possiamo trarre spunti per fare meglio ciò che facciamo.
Non dal punto di vista dei like.
Non per l’algoritmo.
Ma dal punto di vista nostro.
Di ciò che sentiamo vero.
Di ciò che vogliamo portare fuori.
Perché se l’unico driver è il numero delle views…
la qualità crolla.
Il valore sparisce.
La bellezza diventa un optional.
Rimane solo rumore.
E quando una società intera produce rumore…
succede quello che dice Jake:
siamo sovrastati dalla merda.
E qui mi viene da dire:
Dai cazzo, Gianluca, almeno tu dillo chiaro — e lui lo fa.
E fa bene.
Io oggi lascio da parte i numeri, l’ingegnere, le metriche.
E parlo con la parte emotiva.
Con quella creativa.
E ti dico:
ha ragione.
Proverò a ricordarmelo ogni volta che creo qualcosa.
Che scrivo.
Che parlo.
Che condivido.
Lo sto facendo perché è vero per me?
O perché sto inseguendo hype?
Tu che dici?
E già che ci sei…
lasciami un commento per alzarmi l’algoritmo 😄
🇬🇧 We’re Drowned in Crap | A Reflection with Jake La Furia
One of my cultural references said it.
Yes: Jake La Furia.
I’ve followed him since I was sixteen.
Gangsta rap before it was cool.
Cocaine, sex, flashy life.
Now a judge on X-Factor.
I’ve always liked him.
If you know me a little, you’re either super into this… or you think I’m an idiot and you’re about to stop reading.
Wait.
Because you probably don’t really know Jake.
And maybe you don’t know me that well either.
There’s more behind this title than click bait:
there’s substance.
I’m listening to a podcast where Fish from Sottotono and another guy interview Mandelli and Jake.
Mandelli… the Soliti Idioti guy.
You know — minchia boh, that guy.
Maybe it’s age.
Maybe nostalgia.
But discovering what’s behind the people who shaped the early 2000s… I love it.
Back to the point.
Jake says: “We’re drowned in crap.”
And he’s right.
Because he never cared about “success” in the traditional sense.
He has a wife, kids.
He’s not afraid to work.
Recognition is nice, but not his purpose.
And then comes his critique of social media.
Where views seem more important than meaning.
Numbers more than substance.
Honestly?
I fall for it too.
We all do, sometimes.
But Jake nails it:
The algorithm doesn’t care about quality.
Only quantity.
It only cares that people talk.
Not how.
And this ties into something deeper:
We should judge others less.
Compare less.
Complain less about “society.”
Focus less on what everyone else is doing.
And ask ourselves more:
What do I think?
What can I take from this to improve what I do?
Not for likes.
Not for the algorithm.
But for me.
Because if numbers are the only driver…
quality disappears.
Meaning disappears.
Noise takes over.
And when a whole society makes noise…
we get exactly what Jake says:
we’re drowned in crap.
And honestly?
Dai cazzo, Gianluca — at least you say it out loud.
And it’s good that someone does.
Today I’m speaking from the emotional, creative part of me.
And I’ll say it clearly:
he’s right.
I’ll try to remember that every time I create.
Every time I speak.
Every time I share.
Am I doing this because it’s true for me?
Or because I’m chasing hype?
What do you think?
And come on…
leave me a comment and boost my algorithm 😄

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