IT | 30 aprile – Piscina Torrazza, Torino
Torno a casa.
Sono dietro piazza Bengasi, una zona che spesso finisce sui giornali.
Non è facile viverci: disagio, spaccio, tensione.
Negli ultimi mesi ci sono state proteste e controlli delle forze dell’ordine.
Da quando sono tornato a Torino, vado spesso in piscina.
La Torrazza è una vasca da 25 metri, con 8 corsie.
È in periferia, ma vicina alla metro.
Un luogo comodo. Di quelli di cui si parla poco, come molte periferie dimenticate.
Eppure, stamattina ho visto qualcosa di bello.
Quattro corsie per il nuoto libero. Quattro per attività.
Nelle prime due, alcune persone con disabilità.
Ci sono spesso. In acqua con loro, diversi giovani che li accompagnano.
Non so se siano volontari o operatori, ma la cura e l’attenzione che trasmettono è evidente. Potrebbero stare a casa.
E invece sono lì, a fare qualcosa di bello. E già solo per questo, la piscina Torrazza è speciale.
Poi arrivano loro.
Una quindicina di bambini.
E tre giovani istruttrici.
I bambini sembrano carichi come molle.
Fremono. Ridono. Urlano. Si agitano.
Tutti diversi, tutti pieni di energia.
Mi ha colpito la varietà.
Lineamenti diversi, origini diverse.
Una piccola umanità che cresce insieme.
E mi è venuto da pensare a Cuba, alla danza, alla gioia.
In certe culture la gioia si muove, si balla, si vive col corpo.
Forse un giorno una ragazza – magari con la pelle scura, magari no –
porterà i bambini a ballare. Non per farli vincere. Ma solo per farli divertire.
In acqua, la festa esplode.
Una delle istruttrici dice: “Fate le bolle!”
E si scatena l’inferno. Ma un inferno bello.
Gioia pura. Spruzzi. Risate. Vita.
Qualcuno borbotta, è vero.
Le corsie libere erano silenziose. I bambini, no.
Ma come fai a non sorridere?
C’era così tanta bellezza in quel caos.
Ecco cos’è la Torrazza per me.
Un luogo dove succedono cose meravigliose, anche se tutto non è perfetto.
Un luogo di vita. In una zona che spesso fa notizia per i motivi sbagliati.
Ma che contiene anche bellezza, umanità, speranza.
Forse, se ci fossero più piscine come la Torrazza,
parleremmo meno di paura e più di comunità.
EN | April 30th – Torrazza Swimming Pool, Turin
Heading back home.
I live just behind Piazza Bengasi — a neighborhood that often makes the news.
It’s not the easiest place: drug dealing, tension, protests.
In recent months, there have been demonstrations and increased police presence.
Since coming back to Turin, I’ve been going to the pool a lot.
Torrazza is a 25-meter pool, 8 lanes.
It’s in the outskirts, but close to the metro.
A convenient place. One of those you rarely hear about — like many forgotten suburbs.
And yet, this morning, I saw something beautiful.
Four lanes for free swim. Four for group activities.
In the first two, people with disabilities.
They’re often there, accompanied by young people.
They could be at home.
But they’re here, offering their time. That alone makes Torrazza a special place.
Then the others arrive.
About fifteen kids.
And three young instructors.
The kids are bursting with energy.
Laughing. Screaming. Moving non-stop.
So different, yet full of the same joy.
I noticed the diversity.
Different features, backgrounds.
A small world, growing together.
It made me think of Cuba, dance, joy.
In some cultures, joy moves — through the body, through rhythm.
Maybe one day, a girl — maybe with dark skin, maybe not —
will teach kids to dance. Not to compete. Just to have fun.
Then they hit the water.
One instructor says: “Make bubbles!”
And all chaos breaks loose — the good kind.
Pure joy. Splashes. Laughter. Life.
Some grumbled, sure.
The free swim lanes were silent. The kids? Not so much.
But how could you not smile?
There was so much beauty in that noise.
That’s what Torrazza is to me.
A place where beautiful things happen, even if nothing is perfect.
A place full of life. In an area that usually makes headlines for the wrong reasons.
But within it, there’s beauty, humanity, and hope.
Maybe if we had more pools like Torrazza,
we’d talk less about fear — and more about community.

GRAZIE!